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La donna della domenica (1972)

Film, cast, attori e registi

La donna della domenica (1972)

Messaggioda franz75 » mer 30 mag 2018, 14:22

Regia: Luigi Comencini
Sceneggiatura: Agenore Incrocci, Furio Scarpelli
Musiche: Ennio Morricone

Personaggi ed interpreti
Geometra Garrone: Claudio Gora
Commissario Santamaria: Marcello Mastroianni
Commissario De Palma: Pino Caruso
Anna Carla Dosio: Jacqueline Bisset
Massimo Campi: Jean-Louis Trintignant
Lello Riviera: Aldo Reggiani
Ines Tabusso: Lina Volonghi
Virginia Tabusso: Maria Teresa Albani
Gallerista Vollero: Gigi Ballista
Bonetto: Franco Nebbia
Impiegato comunale: Mauro Vestri
Questore: Giuseppe Anatrelli

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Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Fruttero e Lucentini ambientato a Torino: la recensione di Insight si trova a pagina 5 della sezione “Letteratura” (datata 16 Novembre 2015).

Il pervertito e odioso geometra Garrone, un progettista di tombe e monumenti funerari, viene ritrovato morto, ammazzato con un’arma piuttosto inconsueta: un fallo in pietra.
Incaricato delle indagini, lo smaliziato commissario Santamaria (coadiuvato dal collega De Palma) si trova a dover sospettare di Anna Carlo Dosio e Massimo Campi, due membri dell’alta società torinese: la donna aveva scritto all’amico che Garrone “doveva essere fatto fuori” (la lettera era arrivata al commissario dopo essere stata trafugata dai domestici di casa Dosio, appena licenziati).

In realtà, il progredire dell’intreccio, fa capire come i due non avessero alcuna intenzione omicida, ma intendessero semplicemente eliminare il Garrone, con cui talvolta si trovavano ad aver a che fare, dalle loro frequentazioni.

Preoccupato dell’eventuale coinvolgimento di Massimo in un omicidio, anche il suo amante Lello Riviera, travet del comune, conduce indagini parallele.

Mano a mano che si procede nella trama, incontriamo poi altri personaggi: il disonesto gallerista Vollero (che spaccia le sue tele per “attribuibili” a qualche celebrità, ma le compra in realtà al mercatino delle pulci); il pretenzioso americanista Bonetto, le due sorelle Tabusso, proprietarie di uno splendido villino con un’enorme giardino che di notte viene abusivamente utilizzato dalle prostitute per i loro incontri.
Ines, vedova e decisa, è decisamente dominante nei confronti di Anna Maria, che asserisce di aver visto l’assassino di Garrone proprio nel loro giardino: una donna bionda armata di un grosso tubo metallico (il primo testimone dell’omicidio era stato il geometra Bauchiero, il quale ricordava di aver visto uscire dall’appartamento di Garrone la stessa donna bionda che portava a tracolla una borsa decorata da una stella (inizialmente le indagini vengono sviate dal fatto che Bauchiero avesse parlato dello “stellone” dell’Italia, mentre in realtà si trattava di una più banale stella marina).

Le indagini sembrano non condurre a nulla: Garrone era in effetti malvisto da tutti i personaggi presentati nel corso del film e, curiosamente, nessuno di loro ha un alibi convincente per l’orario del delitto.

Ad avvicinarsi di più alla soluzione del mistero pare essere proprio Lello Riviera che, grazie al suo lavoro in comune, coinvolge anche altri colleghi nella sua personale inchiesta, volta a scagionare il suo amante Campi. Una prima traccia (quella dei costruttori dell’arma del delitto) lo porta ad essere scacciato in malo modo dal marmista Zavattaro (cosa accaduta poco prima anche a Santamaria ed alla Dosio, oramai legati da amicizia, con la giovane donna che pare attratta non poco dal cinico commissario e vuole aiutarlo a scoprire la verità): scopriamo che Garrone era incaricato di vendere proprio i falli in pietra a chi li richiedesse, guadagnando una modesta commissione.

La seconda traccia scoperta da Riviera porta invece ad alcuni progetti di lottizzazione scovati negli uffici comunali: si scopre così che Garrone, in combutta con un altro impiegato con cui condivideva la passione di “voyeur”, aveva bloccato un progetto, adducendo come impedimento la scoperta di un antico lavatoio che avrebbe dovuto essere dichiarato di pubblico interesse.

Sfortunatamente per Lello, anche l’assassino ha capito che il giovane sta pericolosamente avvicinandosi alla verità: una volta lo pedina fino a casa, ma Riviera se ne accorge e riesce ad entrare nel suo appartamento prima di subire conseguenze peggiori; una seconda volta, quando invece è sicuro di aver sciolto l’enigma, viene ammazzato con un colpo di pestello in testa presso il Balon (il famoso mercato delle pulci di Torino), dove, proprio in quel momento, si trovano tutti i protagonisti della vicenda.

Una volta radunati da Santimaria, emerge tutta la loro bassezza morale, visto che passano il loro tempo durante l’interrogatorio ad accusarsi vicendevolmente degli omicidi, senza che però vi sia una sola prova. Casualmente, Santamaria ricorda un vecchio detto piemontese: “Na cativa lavandera a treuva mai na bona pera” (la cattiva lavandaia non trova mai una pietra adatta), che gli era stato nominato qualche giorno prima proprio da Riviera. Ricordando che il Garrone, secondo svariate testimonianze, la sera del suo omicidio aveva affermato “Stasera mi occupo di pietre”, Santamaria scopre infine la verità:
ATTENZIONE: SPOILER (in inchiostro bianco, anche se vedo che in realtà si legge benissimo…va beh, chi non vuole sapere il finale, salti direttamente al commento ;) )
La colpevole dell’omicidio è Ines Tabusso, cui Garrone aveva promesso, dietro pagamento di una sostanziosa mazzetta, di bloccare il progetto di lottizzazione della sua tenuta grazie all’antico lavatoio presente nel giardino (che peraltro, nel corso della prima visita alla villa, la vedova aveva mostrato anche a Santamaria e De Palma).
Senonché, proprio la sera in cui (all’interno della famosa borsa con stella marina) Ines aveva portato brevi manu la tangente a Garrone, lo stesso Garrone aveva fatto capire come in realtà lui ed il suo addentellato al comune avessero bisogno di una cifra più alta.
La Tabusso, che era camuffata con una parrucca bionda, aveva così ucciso il geometra ed aveva recato seco lei il progetto incriminato all’interno della sua custodia (il “tubo metallico” visto dalla sorella).

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Ho sempre adorato il modo di scrivere di Fruttero e Lucentini: tuttavia non sono mai riuscito a farmi piacere i loro romanzi, tutti pervasi da un cinismo che in più di qualche circostanza arriva a rasentare un nichilismo quasi compiaciuto.
Non fa eccezione neanche “La donna della domenica”, resa peraltro in modo tutto sommato assai fedele da un ottimo Comencini (grande la sceneggiatura di Age e Scarpelli).
Molto bravi i quattro protagonisti: da un Mastroianni perfetto nei panni del commissario cinico, ma tanto, tanto solo (alla fine lo vediamo consolarsi finalmente con la bella Dosio), ai due amanti Trintignant e Reggiani (il primo annoiato e indifferente anche al sentimento del suo compagno, sempre pronto a lanciarsi in giochini intellettuali con l’amica Anna Carla…come dice giustamente Santamaria: “utilizzare la propria intelligenza per gioco è…stronzismo”; il secondo perfetto nel ruolo della checca isterica ma generosa), ad una Bisset cui basta esistere per risultare perfetta nei panni della maliarda scettica (memorabile la scena presso i fratelli marmisti, in cui si finge olandese, con risultati sconfortanti; ed ancora più memorabile la scena in cui si fa vedere come mamma l’ha fatta – davvero bene – verso la fine del film).
Secondo me, comunque, a contribuire alla bella riuscita del film è la pletora di giganteschi caratteristi che vi partecipano: grandissimo Claudio Gora che compare per i primi dieci minuti e riesce a rendersi odioso in modo davvero intollerabile; grandissimo Pino Caruso come commissario De Palma, con la battuta pronta ispirata sempre al sarcasmo tipicamente siciliano; grandissimi Gigi Ballista e Franco Nebbia nei panni degli “intellettuali” da operetta.
Migliore in campo una fantastica Lina Volonghi, sboccata, maleducata e sgradevolissima nei panni della vedova Tabusso; da segnalare anche la partecipazione (in due piccoli ma non insignificanti ruoli) di Mauro Vestri e Giuseppe Anatrelli, che di lì a qualche anno avremmo ritrovato in ruoli memorabili nella saga di Fantozzi.
Peccato per la colonna sonora di un non ispiratissimo Morricone che rossineggia assai, quasi autoplagiando lo strepitoso refrain di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Non che non funzioni, ma resta la sensazione di una musica scritta un po’ con la mano sinistra.
Tutto considerato, comunque, uno dei grandi film italiani del decennio, da rivedere sempre con grande piacere.
franz75
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da Sponsor Anni70 » gio 31 mag 2018, 9:00

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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda Insight » gio 31 mag 2018, 9:00

Ricordo che era un buon film, però rispetto al libro mi pare che difettasse un po' l'ambientazione, che invece nel romanzo è fondamentale. Torino con le sue vie, le strade di periferia, i giardini, i parchi, i locali e persino gli abitanti (visti in chiave critica dal commissario, che è un siciliano immigrato)...si può dire che sia la protagonista principale della vicenda, un po' come Ferrara nei romanzi di Bassani. Tutto questo, se non ricordo male, nel film non emerge molto. Comunque, sugli attori e sul regista certamente non si può discutere, sono tra i migliori di sempre del nostro cinema.
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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda hal9000 » gio 31 mag 2018, 9:57

mi piacque molto, specialmente come scelta attori/personaggi, anche Pino Caruso nella parte
del vice di Santamaria, sono solo in parte d'accordo a proposito della non aderenza al romanzo che comunque è stupendo, secondo me l'ambientazione perfettamente Torinese non sarebbe stata possibile trasporla nel film, tra l'altro segnalo che il romanzo ha un seguito, un'altra indagine di Santamaria "A che punto è la notte", non all'altezza della "Donna" ma comunque godibilissimo.
Ultima modifica di hal9000 il gio 31 mag 2018, 10:58, modificato 1 volta in totale.
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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda Insight » gio 31 mag 2018, 10:53

L'ambientazione a Torino oggettivamente c'è, i posti si riconoscono, ma forse quello che manca, come ho letto adesso su Wikipedia, che riporta uno stralcio di critica cinematografica, è la "torinesità", che nel romanzo è fondamentale. Comunque, insomma, nel complesso è un film riuscito...
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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda Whiteshark » gio 31 mag 2018, 21:42

A me è piaciuto molto questo film, così come il libro. Incredibilmente, come romanzo, preferisco però "A che punto è la notte", che pur nelle sue contorsioni esercita un fascino unico.
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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda Gimli Il Nano » mer 31 ott 2018, 8:07

franz75 ha scritto:Regia: Luigi Comencini
Sceneggiatura: Agenore Incrocci, Furio Scarpelli
Musiche: Ennio Morricone
La colpevole è [....]
Tutto considerato, comunque, uno dei grandi film italiani del decennio, da rivedere sempre con grande piacere.

Non lo avrei mai sospettato. Come nel film di Kurosawa, dove TUTTI i sospettati si accusano. Ognuno si confessa colpevole; ognuno ha motivi per odiare la vittima, nessuno ha un alibi .
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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda galerius » mer 31 ott 2018, 13:01

Non ho ancora letto il romanzo ( ce l'ho in casa da poco, grazie a un book-crossing ; devo solo decidermi... ) né visto il film, se non per qualche sequenza...

franz75 ha scritto:Ho sempre adorato il modo di scrivere di Fruttero e Lucentini: tuttavia non sono mai riuscito a farmi piacere i loro romanzi, tutti pervasi da un cinismo che in più di qualche circostanza arriva a rasentare un nichilismo quasi compiaciuto.


...forse allontanato un po' da questo aspetto di F&L, che disturba anche me, come Franz.

( E magari c'entrerà anche il fatto che, da buon piemontese di provincia, Torino mi sta un po' sulle croste :? )
Attento, Black Jack, perché adesso ti tingo...sarebbe "ti tengo", ma è per far rima con...GRINGO...!
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Re: La donna della domenica (1972)

Messaggioda Whiteshark » gio 31 gen 2019, 21:56

A me invece piacciono proprio per questo....
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