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Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

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Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Milord » mar 27 nov 2018, 10:38

questo gruppo tedesco è stato più volte citato qua e là in questo forum per cui merita di avere uno spazio tutto suo, essendo nome di spicco dei '70, nonché tra i pionieri della musica elettronica e fagogitatori di nuovi generi (techno, house, hip hop).

Inizialmente la band è a numero variabile, forgiandosi tra universitari e panorama giovanile dell'epoca beat di fine anni '60. I primi lavori sono assai sperimentali (...e psichedelici) e fanno perno sulle figure di Ralf Hutter e Florian Schneider. Il quartetto è la forma definitiva e si consolida con l'LP «Autobahn» del 1974, un trip a metà via tra spazio e più terrena autostrada, che li consacra in mezzo mondo. Con il successivo «Radioactivity» (che inneggia alla tecnologia, nucleare compreso) i quattro capelloni decidono di darsi un taglio ...militare. Nel 1977, in piena era punk, eccoli presentarsi alla platea in perfetto aplomb, eleganti e ben curati, neanche fossero usciti da una passerella d'alta moda, e con «Trans Europe Express» sfondano all'inverosimile. La metamorfosi si completa con «The man machine» dove i quattro ammiccano ai robot. Anche qui il segno è indelebile.

Segue una pausa, e nel 1981 sfornano «Computer World», ennesimo martellante e sinuoso album da capogiro, che anticipa l'attuale era informatica e digitale. Altro lungo stop, intervallato da un jingle per il Tour de France (Hutter è un maniaco della bici) ed ecco finalmente arrivare nell'86 «Electric Café», il loro apice. Nel frattempo metà band lascia per contrasti con il leader Hutter (poi se ne andrà anche Schneider) ed entrano nuovi componenti, e la successiva produzione si fa assai rarefatta. Degni di nota sono comunque la raccolta riarrangiata "The Mix" (laddove in "Radioactivity" prendono stavolta le distanze dal nucleare, visti i vari disastri tipo Chernobyl), il jingle per l'Expo 2000, e un nuovo lavoro tutto dedicato al Tour de France.

Subentra la lotta per la sopravvivenza nel panorama musicale, e il «marchio» Kraftwerk fa l'occhiolino al merchandising, mentre i concerti (tournée mondiali sempre sold out) si riducono a show business. Peraltro gli spettacoli sono in 3D, costringendo gli spettatori a indossare appositi occhialini.

Parallelamente, nel corso degli anni i dj hanno mixato e stramixato i loro successi, a volte con apprezzabili risultati, altrove smanettando brodaglia da discoteca. Molto più accattivanti sono le cover fatte da svariati artisti, ma le più esaltanti sono quelle di gruppi francesi e giapponesi, nonché le variazioni in ritmi calienti sudamericani impostate dal Senor Coconut (non plus ultra). Sono testimonianze della profonda influenza esercitata dal loro sound. E ancora, nel 1991 la Slovenia si autoproclama indipendente dall'ex Jugoslavia, e sapete come festeggiano musicalmente da quelle parti? Si radunano in studio i maggiori gruppi (di qualsiasi genere) e ciascuno arrangia alla sua maniera un brano della discografia Kraftwerk. Ne vien fuori la compilation «Trans Slovenia Express». Ed è un'altra chicca.

il quesito di fondo è: i Kraftwerk sono forse finiti?
neppure per sogno, poiché
«...la musica ideas puortarà, y siempre continuarà...»



della serie: eravamo quattro amici al bar…
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da Sponsor Anni70 » dom 2 dic 2018, 16:43

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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Whiteshark » dom 2 dic 2018, 16:43

A un amante dei Genesis, Jethro Tull e Yes i Kraftwerk non possono rappresentare la quintessenza della musica, ma il loro contributo è stato fondamentale nella ricerca di sonorità assolutamente inedite per l'epoca.
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Milord » lun 3 dic 2018, 17:04

Whiteshark ha scritto:A un amante dei Genesis, Jethro Tull e Yes i Kraftwerk non possono rappresentare la quintessenza della musica, ma il loro contributo è stato fondamentale nella ricerca di sonorità assolutamente inedite per l'epoca.


Rimarco il tuo commento per l'equilibrio critico.
Nei '70, all'apparire dei primi sintetizzatori, tanto il pubblico che i giornalisti del settore musica fecero un distinguo: tutto ciò che non conteneva il suono di una chitarra elettrica e di una batteria NON era classificabile come rock, e in conseguenza si prendevano o meno le distanze dai gruppi più propriamente "elettronici".
Poi con gli '80 e il generale diffondersi delle tastiere elettroniche (ma anche del procedimento digitale in studio di registrazione) i paletti caddero uno ad uno.
I Kraftwerk hanno contribuito assai ad abbattere quei "muri", al punto che una miriade di artisti e gruppi finirono dichiaratamente contaminati dal loro sound o comunque ammisero (pur rimanendo fedeli ai rispettivi generi) l'indelebile traccia lasciata dal quartetto teutonico nell'evoluzione del rock.
Pensiamo, solo a titolo di esempio, all'album "Trans" del canadese Neil Young (editato nel 1982) dove questo rockettaro monster per la prima e unica volta fa ricorso tanto al synth che (incredibile!) al kraftwerkiano vocoder, che restituisce una voce dal timbro robotico.
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda barbatrucco » lun 3 dic 2018, 17:35

Operazione, quella di Neil Young, se non ricordo male ispirata dall'autismo del figlio e dalla scoperta che, attraverso il computer, poteva meglio comunicare con lui. Ricordo il video live del singolo tratto da quell'album mostrato a Mister Fantasy: il canadese si esibiva con degli improbabili occhiali scuri, dimenandosi sul palco chitarra in spalla e con allacciato il microfono del "vocoder", senza che comunque gli difettasse una certa presenza scenica.

Tornando ai Kraftwerk, bambino all'epoca sono stato esposto alle loro sonorità accanto a quelli di gruppi più canonicamente rock (e non solo) anche se a dire il vero il canone è spesso da assegnarsi un po' a posteriori perché allora, ad esempio, i gruppi "prog" o vicini al genere erano all'avanguardia (il cosiddetto "underground").

Innovatori straordinari per tecniche e sonorità i tedeschi lo furono di sicuro, e anche grandi compositori proprio partendo dalla sperimentazione coi nuovi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia dell'epoca, spesso creandosi loro stessi strumenti personali partendo da concetti che nascevano in quegli anni, come le percussioni e, più in generale, le batterie elettroniche. Credo che, agli inizi, una loro fonte di ispirazione furono i Pink Floyd e in particolare quelli di Ummagumma (cosa vera per molti loro connazionali, basterebbe ricordare i Popol Vuh), ma ben presto, da bravi pionieri, presero in tutta evidenza una direzione nuova e originale.
D'altra parte, a proposito della contrapposizione di allora tra rock ed elettronica specialmente nella prima metà del Decennio, giova ricordare che gli stessi Floyd vennero tuttavia definiti non di rado come alfieri dell'elettronica o si diceva che il loro fosse un rock elettronico...

A dimostrare quanto i Kraftwerk fossero avanti, qualunque cosa si voglia pensare del documento che segue, basterebbe questa breve ripresa di una loro esibizione dal vivo dell'inverno 1970, a Soest:

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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Milord » mar 4 dic 2018, 10:28

barbatrucco ha scritto:Operazione, quella di Neil Young, se non ricordo male ispirata dall'autismo del figlio e dalla scoperta che, attraverso il computer, poteva meglio comunicare con lui. Ricordo il video live del singolo tratto da quell'album mostrato a Mister Fantasy: il canadese si esibiva con degli improbabili occhiali scuri, dimenandosi sul palco chitarra in spalla e con allacciato il microfono del "vocoder", senza che comunque gli difettasse una certa presenza scenica.


il brano "live" (che piacque un sacco pure a me quando lo vidi a Mister Fantasy) è Computer Age, tratto da Trans, inusuale album "elettronico" di Neil Young, uscito nel 1982, guarda caso (e non sono coincidenze) un anno dopo che i Kraftwerk avevano sfornato Computer World, lp che spiazzò e contaminò l'intero panorama musicale.
Riguardo alla strumentazione customizzata del quartetto tedesco (tra cui le "padelle elettroniche" dei due percussionisti) in uno dei loro concerti degli anni '80 portarono sul palco una cabina in vetro, all'interno della quale doveva esibirsi uno dei percussionisti, ma non ci fu modo di farla funzionare, neppure con l'entrata in scena di appositi tecnici. Risultato: quella cabina venne subito rottamata :mrgreen:
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Whiteshark » mar 4 dic 2018, 22:15

Sul fronte tastiere, delle quali sono appassionatissimo anche se non le so suonare :( , i kraftwerk furono probabilmente i massimi esperti nell'utilizzo dell'EMS VCS3, sintetizzatore nato nei primi seventies e retaggio di pochi fortunati (Pink Floyd, tangerine Dream, J.M. Jarre) per i costi esorbitanti.
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Milord » mer 5 dic 2018, 10:42

Whiteshark ha scritto:Sul fronte tastiere, delle quali sono appassionatissimo anche se non le so suonare :( , i kraftwerk furono probabilmente i massimi esperti nell'utilizzo dell'EMS VCS3, sintetizzatore nato nei primi seventies e retaggio di pochi fortunati (Pink Floyd, tangerine Dream, J.M. Jarre) per i costi esorbitanti.


e tra i primissimi smanettatori del mitico EMS VCS3 giova citare il belga Dan Lacksman (componente dei Telex) che è da annoverarsi tra i maggiori esperti di synth vintage, al punto da averne pure una collezione personale.
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda barbatrucco » mer 5 dic 2018, 16:07

Al leggendario VCS3 fu "adepto" anche Franco Battiato che, pare, nei suoi sperimentali seventies riuscì ad avere accesso proprio al modello utilizzato dai Pink Floyd in The Dark Side of the Moon.
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda Milord » mer 5 dic 2018, 16:43

...e la lista si allungherebbe con l'aggiunta di David Bowie.
Anzi, proprio per non andar OT, Bowie fu tra i primi massimi estimatori dei Kraftwerk,
che incontrò all'uopo per render merito. E i quattro tedeschi ricambiarono subitaneamente, citandolo nel testo della loro favolosa "Trans Europe Express":

"...From station to station, back to Dusseldorf City,
meet Iggy Pop and David Bowie..."

:yee:
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Re: Kraftwerk ...ascesa e declino degli Uomini Macchina

Messaggioda hal9000 » gio 6 dic 2018, 12:37

a me piacevano tantissimo, almeno fino a The Man Machine, poi da Computer World in poi mi hanno deluso un po', ma i loro dischi li ho continuati a comprare.
Ripeto che però Trans Europe Express e radioactivity furono la mia colonna sonora per alcuni anni.
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