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Extraterrestre alla pari

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Extraterrestre alla pari

Messaggioda Insight » lun 11 feb 2019, 16:44

Romanzo edito per la prima volta nel 1979, scritto da Bianca Pitzorno, insegnante di Lettere e autrice di programmi televisivi per bambini, che affronta in maniera divertente e intelligente, ricorrendo alla fantascienza, l’importante tema dei pregiudizi legati alla differenza di genere, che si manifestano fin dall’infanzia e producono gravi influenze negative sull’educazione dei figli.




Nel mondo del futuro, i rapporti interplanetari sono ormai una realtà. I coniugi Olivieri (una coppia di terrestri che non ha figli) ospitano volentieri un giovanissimo extraterrestre che arriva dalla stella Deneb. Il suo nome è Mo ed ha circa nove-dieci anni: occorre tener presente, tuttavia, che un anno terrestre equivale a circa tre anni “denebiani”, per cui Mo, pur avendo un aspetto infantile per i terrestri, sulla sua stella ha più o meno ventinove anni…

Gli Olivieri hanno sempre desiderato avere un figlio, ma purtroppo non possono averne. Così, sono molto felici di poter ospitare Mo per un periodo di ben dieci anni, al termine del quale l’extraterrestre, arricchito dello scambio culturale interplanetario, farà ritorno sulla sua stella, dove nel frattempo saranno passati quasi trent’anni.

Quando il piccolo extraterrestre arriva, sembra andare tutto benissimo: Mo è educato e gentile, sveglio e intelligente, ed ha un aspetto grazioso. La sua statura e il linguaggio corrispondono proprio a quelle di un bambino terrestre di nove-dieci anni. Porta i capelli lunghi fin sulle spalle. E’ biondo cenere e gli occhi sono di un bellissimo colore viola chiaro, con le iridi molto grandi.

C’è solo un “piccolo” problema: non si sa se Mo sia un maschio o una femmina, perché i denebiani si sviluppano fisicamente molto più tardi rispetto ai terrestri. I caratteri sessuali esteriori si manifestano appena attorno ai cinquant’anni (che corrispondono più o meno ai diciassette terrestri). Fino a quel momento, un denebiano non conosce il proprio sesso: ma per lui e per tutti gli abitanti di Deneb ciò non ha davvero alcuna importanza. Quando nasce un bambino, ai genitori denebiani non interessa minimamente sapere se è un maschio o una femmina e durante la crescita lo educano in maniera indifferenziata. Solo quando il figlio sarà maturo, ossia cinquantenne, scoprirà la sua identità sessuale…

Attualmente, invece, anche guardandolo con occhi squisitamente terrestri, non si riesce proprio a capire quale sia il suo sesso: Mo potrebbe benissimo essere sia un bambino che una bambina. E ciò, purtroppo, gli causerà molti problemi durante il soggiorno sulla Terra…

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Al contrario di quello che succede su Deneb, sulla Terra, infatti, è invece importantissimo, se non addirittura fondamentale, sapere fin da subito se un bambino appena venuto al mondo sia un maschio o una femmina. Qui non appena il neonato esce dalla pancia della sua mamma, la prima cosa che si fa, ancora prima di vedere se il bambino respira bene e il cuore gli batte regolare, è quella di guardargli in mezzo alle gambe per sapere di che sesso è…

Così, i “poveri” coniugi Olivieri, quando apprendono che non si conosce il sesso del loro graditissimo ospite, si sentono davvero disorientati e non sanno come comportarsi. A dire il vero, avevano sempre pensato, mentre sbrigavano le pratiche per ospitare Mo, che si trattasse di un maschio: non lo avevano nemmeno chiesto, perché lo davano per scontato visto che il suo nome termina con la lettera “o”….

Gli avevano persino preparato la cameretta come se fosse quella per un ragazzino: arredata con colori “decisi”, con una bella scrivania e il mappamondo, l’enciclopedia per ragazzi e, soprattutto, i giocattoli “da maschio”: un pallone da calcio, un trenino elettrico e persino un bel poster sulla parete raffigurante un’automobile da corsa…

E se invece poi si dovesse scoprire che Mo è una femmina?

Neanche a farlo apposta, poi, tra i giocattoli che l’extraterrestre si è portato da casa sua c’è anche una bambola: infatti tutti i bambini su Deneb giocano anche con le bambole, indifferente che siano maschi o femmine (tanto ancora non lo sanno). Ma sulla Terra, invece, un maschietto non può giocare con le bambole, assolutamente non si può, non è normale…

Dunque bisogna assolutamente scoprire se Mo è un maschio o una femmina…

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L’unico modo per sapere con certezza il sesso di Mo prima che si manifestino i caratteri esteriori è quello di sottoporlo ad un test biologico prelevando dei campioni di tessuto dal suo corpo. I coniugi Olivieri sottopongono subito il loro ospite al test. Tuttavia, per sapere il risultato è necessario aspettare parecchio tempo…

Inizia così una fase di incertezza, in cui Mo, nel dubbio sulla sua identità sessuale, viene mandato a giorni alterni in una scuola solo femminile e in una esclusivamente maschile.
Non è facile per il giovane denebiano adattarsi a una vita così rigorosamente differenziata sulla base del sesso. Nei giorni in cui va nella scuola femminile, vestito ovviamente come una bambina terrestre, deve stare attento a non alzare troppo le mani, a non spintonare le sue compagne, a non manifestare interesse per attività “maschili” come ad esempio il tornio e la meccanica in genere, e non deve giocare troppo con la palla…

Quando invece è tra i maschi, vestito come un vero maschietto, deve stare attento a non prendere botte, imparare a difendersi e a fare a pugni, correre, saltare, giocare alla lotta, giocare a calcio…E guai se manifesta interesse per il lavoro a maglia!

Superato il disorientamento iniziale (dal momento che su Deneb tutte queste differenze tra i bambini e i ragazzini non esistono, perché non ci sono giochi o attività solo per maschi o solo per femmine e tutti fanno tutto, scegliendo liberamente ciò che di più preferiscono e per cui si sentono maggiormente portati), Mo impara presto ad adattarsi, nonostante le sue molte perplessità, e riesce a trovarsi bene sia tra i maschi che tra le femmine.

Quando poi si scopre che per il risultato del test biologico si dovrà aspettare ancora molto tempo, gli Olivieri, non potendone più di rimanere nell’incertezza, decidono di sottoporre Mo ad un test psicologico per conoscere il suo sesso…

Il risultato è che Mo, secondo gli psicologi terrestri, è un maschio. Finalmente, allora, si esce dall’incertezza. Mo smette (con suo dispiacere) di frequentare la scuola femminile. Gli tagliano i capelli corti come un soldatino, lo vestono soltanto da maschio e gli fanno sparire la bambola: e questa è davvero la cosa peggiore per lui, perché amava tantissimo la bambola che si era portato da Deneb; era uno dei suoi giocattoli preferiti…Ma gli Olivieri sono inflessibili su questo punto: un ragazzino maschio non può giocare con una bambola!

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La vita esclusivamente da maschio non è per niente facile per Mo. A scuola va abbastanza bene e diventa persino il capo di una banda di ragazzini che gioca “alla guerra” con un’altra banda. I problemi più grossi sono a casa, in “famiglia” e con gli amici e i parenti degli Olivieri, che lo rimproverano continuamente per i suoi comportamenti ritenuti eccessivamente “femminili”: ad esempio, gli adulti non riescono proprio a capire come sia possibile che Mo si occupi volentieri di faccende domestiche, non disdegnando, quando serve, di spolverare e di pulire la casa, di fare il bucato, di cucinare, di rammendare e fare lavori a maglia…

Ma quello che maggiormente disorienta tutti è la grande capacità di Mo di prendersi cura dei bambini più piccoli: con che disinvoltura egli cambia i pannolini e canta ninna-nanne agli infanti per farli addormentare! Ciò è veramente strano…E’ noto, infatti, che i maschi non cambiano pannolini, non cantano ninna-nanne e non osano nemmeno spingere i passeggini per strada…Queste sono tutte cose da femmina!

Passano ben quattro anni prima che arrivi il risultato del test biologico. Ora Mo è un ragazzo di tredici anni e mezzo (anche se su Deneb avrebbe passato i quarant’anni) e si scopre, con gran sgomento di tutti, che in realtà si tratta di una lei. Gli psicologi hanno clamorosamente sbagliato; per la scienza “esatta” non ci sono dubbi: Mo è una ragazza…

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Se la vita esclusivamente da maschio era difficile, quella soltanto da femmina diventa davvero impossibile per la povera Mo. Anzitutto, nonostante fosse il capo della banda di ragazzini, non appena questi scoprono che si tratta di una lei, la cacciano via con sdegno. Mica si faranno comandare da una femmina!

E a casa, se possibile, va ancora peggio. La sua cameretta ora è diventata tutta rosa. Sono scomparsi i giocattoli “da maschio” e i libri d’avventura che Mo amava tanto leggere: al loro posto, soltanto libri romantici e lacrimosissimi. Ma perché non può più leggere i libri d’avventura che amava tanto?

Mo non può più liberamente uscire da sola, non può rotolarsi nell’erba, giocare alla lotta né a pallone, non può frequentare i maschi perché è ancora troppo giovane… Sono molte di più le cose che non può fare che quelle che può fare; e, soprattutto, deve obbligatoriamente occuparsi, anche quando non ne ha voglia e preferirebbe fare altro, delle faccende casalinghe e accudire i nipotini e i figli più piccoli degli amici di famiglia degli Olivieri non appena ha un po’ di tempo libero…

A poco a poco, Mo apprende una tristissima realtà: che sulla Terra, la vita di una femmina è già “impostata” e “programmata” per il futuro secondo certi canoni inderogabili. Una donna che sia degna di rispetto deve sposarsi e mettere al mondo figli e non potrà mai, ad esempio, realizzarsi pienamente nel lavoro e coltivare i propri personali interessi. Non è nemmeno necessario che studi e che si istruisca troppo. La cosa più importante è che si accasi con un uomo. Se non si sposerà, infatti, la chiameranno con disprezzo “zitella”; se non avrà figli diranno che la sua vita è vuota, quasi “inutile”; e se sceglierà la “carriera” invece della “famiglia”, diranno che è un’egoista che ha pensato soltanto a se stessa…

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Mo questa volta non ce la fa ad adattarsi, entra sempre di più in conflitto con i terrestri e con la loro ristrettissima mentalità. Decide così - a malincuore perché in fondo si era affezionato/a ai coniugi Olivieri e a molti dei loro parenti e amici - di fuggire di nascosto dalla Terra e di ritornarsene sulla sua stella, prendendo la prima astronave utile che fa rotta per Deneb. E si porta dietro anche due amichette terrestri, pure loro decise a fuggire…

Molto meglio abitare su Deneb, dove non importa essere maschi o femmine e si può vivere liberamente, seguendo le proprie inclinazioni e i propri interessi a prescindere dal genere cui si appartiene.

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Libro intelligente, utilissimo e ancora molto attuale, che dovrebbe essere fatto leggere nelle scuole ancora oggi, a parer mio.
"Lo stolto continua a parlare mentre gli strumenti dicono molto più di questo, stai tranquillo e ascolta quello che non puoi esprimere" (andromeda57)
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Anni 80? No, grazie
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