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L'uomo che volle farsi re (1975)

Film, cast, attori e registi

L'uomo che volle farsi re (1975)

Messaggioda franz75 » mer 24 apr 2019, 17:33

Titolo originale: The man who would be king.

Regia. John Huston
Sceneggiatura: John Huston, Gladys Hill (da un racconto di Rudyard Kipling)
Musiche. Maurice Jarre

Personaggi e interpreti:

Daniel Dravot: Sean Connery
Peachy Carnehan: Michael Caine
Rudyard Kipling: Christopher Plummer
Billy Fish: Saed Jaffrey
Roxanne: Shakira Caine
Il commissario del distretto: Jack May
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Il corrispondente dall'India del "Lonely star" Rudyard Kipling viene avvicinato una sera, mentre sta per chiudere il suo ufficio, da un mendicante zoppo e quasi cieco. Solo dopo qualche minuto e qualche scambio di parole, riconosce in lui Peachy Carnehan, un avventuriero da lui conosciuto anni prima in circostanze del tutto fortuite.
Lo stesso Carnehan aveva infatti trafugato portafoglio ed orologio dello stesso Kipling, salvo poi scoprire (da un'incisione sulla cassa dell'orologio stesso) che si trattava di oggetti appartenenti ad un massone. Essendo lui stesso ed il suo complice Danny Dravot massoni, si erano visti "costretti" dalle regole della loro setta a restituire il maltolto al giornalista.
Avendo Kipling rinunciato a denunciarli (sempre per la stessa regola, che impone ai "fratelli" di non nuocersi fra loro), essi si erano successivamente presentati nel suo ufficio: ridotti a malpartito dalla disavventura loro occorsa e viste le scarsissime prospettive di evitare una vita piuttosto grama una volta rientrati in Inghilterra, il loro ambizioso piano era quello di penetrare nell'impervia regione del Kafiristan (rimasta al di fuori dei tradizionali circuiti "europei") per riuscire a "colonizzarlo" servendosi di governanti locali, dei quali si sarebbero poi sbarazzati. A questo propostio, firmano e depositano presso Kipling un regolare contratto per formare una società, nel quale si impegnano a non avere a che fare con donne ed a bere alcoolici fino al raggiungimento del loro obbiettivo.
Travestitisi da santone pazzo (Dravot) e suo assistente, i due partono alla volta del Kafiristan. Durante il viaggio attraverso l'Afghanistan rischiano più volte di lasciarci la pelle in varie disavventure dovute anche alla scarsità dell'equipaggiamento ed alle pesanti condizioni ambientali. Salvatisi miracolosamente dalla morte per assideramento, riescono finalmente a raggiungere la meta.
E qui la sorte gira subito a loro favore: assistono infatti casualmente al tentativo di ratto di alcune donne da parte di un manipolo di cavalieri indigeni mascherati. Messi in fuga gli assalitori, riportano le donne al loro villaggio dove, grazie anche ai buoni servigi del ghurka Billy Fish, entrano subito nelle grazie del capotribù. Una volta diventati i consiglieri militari del capo, organizzano un piccolo esercito e riescono a sconfiggere tutte le tribù rivali vicine, cosa che accresce enormemente la loro popolarità, fino a farli diventare i veri capi del villaggio. Durante una delle scorribande, Dravot (disobbediendo agli ordini di Peachy, che è il comandante delle truppe sul campo), si lancia con i suoi uomini in una carica di cavalleria che ha buon esito: nel corso della battaglia, una cinghia di pelle fissata alla sua giubba, salva Darvot da un colpo di freccia.
La circostanza fa sì che gli ingenui indigeni vedano in lui un dio invulnerabile. Dravot vorrebbe subito chiarire come la sua presunta invunerabilità sia nient'altro che il frutto del caso, ma viene dissuaso da Peachy, che intravvede in questo nuovo "plus" attribuito al suo amico una nuovo possibilità che potrebbe aprir loro ancor più lucrose prospettive.
Una volta diventati gli effettivi sovrani della regione, i due vengono convocati presso Sikandergul, la città santa del regno. Qui, per verificare se effettivamente Dravot sia un dio, il capo dei sacerdoti intende colpire con una freccia il mariuolo. Il quale se la vedrebbe sicuramente nerissima, se non fosse che, proprio mentre il sacerdote sta per scagliare il dardo fatale, egli vede bene come sul petto di Dravot siano tatuati squadra e compasso oltre ad altri simbli massonici. Si tratta degli stessi segni incisi all'interno della grotta in cui da secoli la casta sacerdotale kafiristana custodisce il tesoro di Alessandro Magno (Sikaneder).
La prova è definitiva per i sacerdoti, che riconoscono in Dravot l'incarnazione dell'antico sovrano.
Ovviamente attratti dalle straordinarie ricchezze che costituiscono il tesoro, i due compari pensano di portare via il maggior bottino possibile, ma nel frattempo in Dravot si è fatta strada l'idea che egli sia sul serio il predestinato a far rivivere l'epopea di Alessandro Magno.
Compatito dall'amico, che non vuole tuttavia opporesi al suo disegno ma decide comunque di lasciarlo, egli decide di sposarsi con la più bella fanciulla del villaggio, Roxanne (che, incidientalmente, ha il medesimo nome della moglie di Alessandro Magno). La cosa provoca nella prescelta un moto di terrore, dato che essa è convinta che un qualsiasi contatto fisico con un dio provocherebbe la sua morte istantanea.
Il giorno delle nozze (a cui Peachy, acconsentendo ad un desiderio dell'amico, è rimasto ad assistere), la ragazza, al momento di baciare lo sposo, ha un moto di ribellione e lo morde ad una guancia, provocandone un piccolo sanguinamento.
La cosa ha conseguenze drammatiche: infatti tutti gli astanti si rendono conto come Dravot (che sognava di trattare un giorno da pari a pari con la regina d'Inghilterra) non sia affatto invulnerabile e, di conseguenza, non sia affatto un dio, ma un uomo come loro. I due avventurieri fuggono braccati da tutti i loro sudditi e, nonostante la loro guardia personale sia munita di armi da fuoco ed il sacrificio del fedele Billy Fish, vengono sopraffatti dal numero preponderante degli indigeni.
Dravot viene fatto precipitare da un ponte che egli stesso aveva fatto costruire per unire la capitale del regno ai villaggi circostanti, mentre Peachy, orrendamente torturato, riesce a sopravvivere, tornando attraverso mille peripezie in India. A Kipling, che ha ascoltato sbalordito tutta la storia, lascia un sacco al cui interno c'è la testa mozzata del "fratello" Dravot, ancora ornata della corona appartenuta ad Alessandro Magno.
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Solidissimo film d'avventura di John Huston, che si guarda ancora con grande piacere (io l'ho rivisto un mesetto fa su Rai Movie, ma non mi era ancora riuscito di scriverne in questa parte del forum).
Leggevo che Huston avrebbe voluto trarre un film dal racconto di Kipling da almeno una trentina d'anni, ma non ci era mai riuscito per ragioni diverse. Indubbiamente, questo tentatvio settantiano gli è riuscito particolarmente bene grazie anche alla bravura dei due interpreti principali, bravissimi a ritrarre i due mascalzoni che riescono a "darsi un tono" con la loro appartenenza alla Massoneria.
Molto divertenti le parti in cui viene sbeffeggiato lo spietato colonialismo inglese (riuscitissime le scene dei due compari che si giustificano presso il commissario del distretto: "sono precisamente i mascalzoni come noi che hanno formato e mantenuto il vostro fottuto Impero!" e quella in cui Peachy addestra gli uomini della tribù nel tentativo di farli diventare un vero esercito "all'inglese": "Grazie ai nostri insegnamenti risucirete a sgozzare un nemico da veri uomini civilizzati!"). Notevole anche il per me sconosciuto Saed Jaffrey nei panni del gurkha (memorabili le parole con cui si congeda dai due amici che lo invitano a fuggire a cavallo prima di essere massacrato: "Billy Fish fante, non cavaliere. Billiy Fish augura a voi signori buona fortuna!"...e dopo il saluto militare d'ordinanza si getta in mezzo ai nemici), mentre i panni della bella Roxanne (che di fatto non parla mai, pur decidendo la sorte dei due protagonisti) sono indossati neintemeno che dall'allora signora Caine!
Complessivamente una pellicola con cui passare due ore assai piacevoli.
Al successo del film contribuisce, in modo nient'affatto secondario, secondo me, anche la bellissima colonna sonora di Maurice Jarre, tutta incentrata su una canzone popolare irlandese ("The Ministrel Boy"), sulla cui melodia vengono però innestate le parole di un inno anglicano ("The son of God goes forth to war"): è questa melodia che Connery/Dravot (a cui si unisce poco dopo Caine/Carnehan) canta mentre sta per precipitare nell'abisso e su cui scorrono poco dopo i titoli di coda.
franz75
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da Sponsor Anni70 » sab 27 apr 2019, 17:06

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Re: L'uomo che volle farsi re (1975)

Messaggioda Whiteshark » sab 27 apr 2019, 17:06

La recensione mi ha fatto venire voglia di vederlo.
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