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Memorie di un miliardario

Opere ed autori

Memorie di un miliardario

Messaggioda Insight » lun 13 mag 2019, 10:34

Giorgio Soavi, scrittore e giornalista, tra i fondatori insieme a Indro Montanelli del quotidiano “Il Giornale” (fu, anzi, colui che trovò il nome della nuova testata giornalistica nata nel 1974), nel 1975 pubblicò Memorie di un miliardario, romanzo "fantastico" che può essere letto (anche) come una bella metafora dell’innamoramento.



Non è ricco chi ha tanti soldi, ma chi, grazie alla propria immaginazione, sa costruirsi una realtà speciale, tutta sua, al riparo dalle brutture del mondo, dove sono ammesse solo le persone che ama. L’innamoramento, più di ogni altra condizione umana, investe, travolge la persona e la conduce a vivere in una sovradimensione magnifica, fantastica, di sublime felicità: è questa la vera ricchezza…

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Un uomo che vive nella Milano piuttosto grigia dei primi anni Settanta, abbruttita dagli attentati, dalla violenza, dagli spari che quasi ogni giorno la sconvolgono, scopre di essere “ricco” quando capisce di essere innamorato della donna che da un po’ di tempo frequenta.

Tutto gli si rivela un pomeriggio, a casa sua, quando vede (o crede di vedere) la propria compagna addormentata sul divano del salotto, con un corpo enorme, di una lunghezza smisurata: le gambe della sua innamorata attraversano tutta la stanza e i piedi sbucano fuori sul terrazzo, all’aria aperta…

Avendo poche cose materiali da offrire alla donna che ama e desideroso anche di “proteggerla” dalla realtà vera, l’uomo “prepara”, grazie alla sua fervida immaginazione stimolata al massimo dall’innamoramento, una città “ideale”, dove poter vivere (con la fantasia) la condizione di estrema felicità in cui si trova.

Ecco allora che Milano, da città grigia e violenta, si trasforma, nella seconda parte del romanzo, in una bellissima località di mare: piazza Duomo è una specie di “piscina” con la gente seduta intorno che prende beatamente il sole. Al centro della piazza, galleggia come una boa il monumento a Vittorio Emanuele II. Le guglie del Duomo, sullo sfondo, spuntano fuori dall’acqua…

All’asciutto, con tutta l’acqua intorno, l’uomo si gode la tintarella stando disteso sulla base della grande boa, ai piedi della statua equestre del primo Re d’Italia, e ogni tanto comunica, usando un walkie-talkie, con la propria innamorata…

La donna poi lo raggiunge, tuffandosi da uno dei lati della piazza. Nuota verso la boa tenendo fra i denti i manici di una borsa che contiene dei panini appena comprati da Peck (noto negozio di gastronomia milanese)…

Dopo aver fatto colazione coi panini ed essersi goduti il tiepido sole, i due innamorati, felici, si tuffano e fanno una bella nuotata, lenta e tranquilla, fino a via Torino…

Verso sera, poi, il paesaggio cambia. Pur rimanendo il mare che sommerge mezza Milano, sulla città scende una dolcissima nevicata, che imbianca le cime dei palazzi e le guglie del Duomo che spuntano fuori dall’acqua…

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I due innamorati, poi, per soddisfare un desiderio di lei, che non ha mai visto la Cappella Sistina, un giorno prendono il treno (ancora bagnati dall’acqua del mare di Milano) e raggiungono Roma.

Mano nella mano, confusi nella folla di visitatori, passano sotto la volta con gli affreschi michelangioleschi e ammirano quei sublimi capolavori, assaporando soprattutto la gioia di essere insieme a vederli…

Poi tornano a Milano, dove coronano la loro storia d’amore con un bel matrimonio celebrato dentro il Duomo, che raggiungono nuotando per un bel tratto sott’acqua. La Cattedrale, infatti, è sommersa internamente dall’acqua del mare e può essere raggiunta o tuffandosi da un piccolo spiazzo davanti all’ingresso, oppure direttamente dalla piazza, senza uscire dall’acqua, sfruttando un passaggio sottomarino, nuotando sotto la superficie per una sessantina di metri e riemergendo tra le navate…

Infine, dopo essere felicemente diventati marito e moglie, i due concludono la memorabile giornata remando dolcemente a bordo di una barchetta gialla e attraversando il centro di Milano, proprio come due innamorati sulla gondola tra i canali di Venezia.

Nelle ultime pagine, un dialogo fra i due protagonisti rompe un po’ l’incanto ma è utile per restituire un senso a questa strana e fantasiosa storia che, onestamente, si fatica un po’ a comprendere:

Lei: “…siamo stati bravi a inventare tutto questo: l’acqua del mare a Milano, la neve, il gran parlare, tu che mi facevi diventare grande più del tuo appartamento. Me n’ero accorta ma lasciavo fare per non deluderti…”.

Lui: “Ho inventato quelle cose là, atmosferiche, perché avevo paura che tu ti spaventassi sul serio di com’è la vita…”.
"Lo stolto continua a parlare mentre gli strumenti dicono molto più di questo, stai tranquillo e ascolta quello che non puoi esprimere" (andromeda57)
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